I giardini di luce
Palazzo dei Diamanti, Ferrara, “I giardini di Luce” di JoaquÃn Sorolla (1863–1923). Esponente di spicco della Belle Epoque, celebrato ritrattista accanto a Sargent e Boldini, l’artista è oggi considerato una delle personalità più affascinanti del panorama spagnolo in quel periodo cruciale, tra Ottocento e Novecento, segnato dalla diffusione delle poetiche impressioniste e simboliste. Dal 17 marzo al 17 giugno 2012 (Nell’immagine un particolare di MarÃa vestita da contadina valenciana, 1906. Collezione privata)
I giardini di Renzo
di Ermanno Cavazzoni, “Il sole 24 ore”, 1, aprile 2012 (dipinto: Molard “Le pied de glycine”
Renzo Tramaglino, se vi ricordate (Promessi Sposi, capitolo XXXIII) dopo due anni di assenza, dopo il matrimonio saltato, i disordini di Milano, la sua fuga nel Bergamasco, la peste ancora in corso, ritorna di nascosto al paesello natale (chissà dov’è finita Lucia? Pensa), passa davanti a casa e vede che la vigna, l’orto, il cortile, tutto si è inselvatichito. Manzoni nella prima versione (Fermo e Lucia, sono andato per curiosità a rileggerla) parlava solo della casa, dove erano passati i lanzichenecchi, coi guai tipici che comportano i lanzichenecchi, muri affumicati, imposte usate per fare fuoco e cuocere i würstel, la paglia per terra come dormitorio, intonaco scrostato, i lanzichenecchi avevano il vizio di scrostare l’intonaco. Renzo si ritrae inorridito. Non c’è scritto altro; non una parola sull’orto e sul giardino. Quando però Manzoni riscrive il romanzo, aggiunge la descrizione della vigna e del giardino abbandonato, una aggiunta che prende due pagine. Che per coerenza dovrebbero rinforzare il senso d’incuria e di rovina; invece sono due pagine di entusiasmo botanico. Andatele a leggere. È come se Manzoni si dissociasse da Renzo, il quale, analfabeta, con la mentalità da contadino (non poteva aver letto Gilles Clément, Manifesto del Terzo paesaggio) vede solo genericamente erbacce e piante selvatiche, per cui ci sarebbe passato con la motofalciatrice, il decespugliatore, la trinciatrice e, fosse già ai tempi nostri e avesse sposato Lucia, ci avrebbe fatto un pratino all’inglese col dondolo e i sette nani, la siepina geometrica e i cespugli tosati come cespugli di plastica. Manzoni invece da questo abbandono è straordinariamente ispirato, anzi di più, esaltato, come se intuisse improvvisamente, e con due secoli d’anticipo, l’idea di Terzo paesaggio e di giardino senza giardiniere;
Another year
Tom e Jerry hanno fatto la pace, smesso di correre e acquisito il dono di essere punto di forza per gli altri.
Gli attori del film di Mike Leigh, con gli stessi nomi del cartone di Hanna-Barbera, sono due coniugi, originali, ironici e molto english, aprono la loro casa ad amici e parenti affranti dalla solitudine della propria esistenza. Accolgono ma mantengono la distanza emotiva che permette loro di non essere colpiti e affondati dalle disperanti tristezze e continuare ad esserci.
Tom e Jerry sono forti della loro unione, hanno una cucina accogliente e un orto da accudire fuori città . L’orto segna il passare del tempo nel modo più radicale che si conosca da sempre: tempo di semina, di raccolto, di riposo. Un anno è passato. Ed è “another yearâ€.
L’orto del film ha una funzione magica, riequilibra le forze, dona il giusto senso che hanno le piccole disfatte, gli affanni e le ansie. Sdramatizza i patemi, ripaga l’impegno, occupa il tempo, rasserena e distende con il ritmo e l’odore pungente delle piogge.
“Another year” è un film di Mike Leigh con Jim Broadbent, Lesley Manville, Ruth Sheen, Oliver Maltman, Gran Bretagna 2010.
Il giardino delle vecchie signore
Maureen e Bridget Boland, Il giardino delle vecchie signore, Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano 2010
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